PAUSA PRANZO

Cronache poco serie di un lavoro per niente serio
martedì, 27 giugno 2006

Hanno ammazzato Bruno...

Hanno ammazzato l'orso bruno che da un paio di mesi scorrazzava in Baviera dopo aver "sconfinato" dall'Italia.

Dopo che la Germania aveva speso 30.000 Euro (trentamila!!) per pagare 4 "cacciatori professionisti" finlandesi che per 2 settimane l'hanno cercato per boschi e per valli senza successo, in sole 4 ore, da quando il Governo del Land bavarese ha dato il permesso di sopprimerlo, un simpatico cacciatore tedesco l'ha trovato e da 150 m gli ha infilato una palla di fucile nel cranio.

E così "Bruno" (come era stato ribattezzato l'orso) è morto. "Senza soffrire" hanno dichiarato le autorità tedesche. Immagino che pensino che si sia anche divertito. Vorrei vedere l'avessero pure fatto soffrire!

L'orso era colpevole di aver ucciso alcune pecore (valore: poco più di 2000 Euro) e di essersi rivoltato ringhiando un po', dopo che tre turisti cretini l'avevano inseguito per due ore. Non li ha mica aggrediti... gli ha solo ringhiato. Che se poi li avesse aggrediti...be', voglio dire...sarebbe stata selezione naturale, secondo me. Se tu sei così deficiente da inseguire per due ore ridacchiando una bestia di 2 metri e mezzo per un quintale e qualcosa di peso, con zanne in grado di aprire in due una staccionata di legno e denti lunghi come un mio dito, secondo me se finisci a striscioline sottili e diventi la portata principale della cena della bestia in questione...come minimo un po' di colpa ce l'hai... E comunque non sarebbe stata una grande perdita.

Pare che lo sport locale dei bavaresi fosse sparargli pallettoni di gomma addosso quando si avvicinava a una fattoria. Giusto e sacrosanto, visto che a nessuno piace l'idea di avere un orso per vicino di casa. E poi ammazzava le pecore. Il che a un agricoltore non piace (e nemmeno alle pecore, probabilmente). In fondo il pallettone di gomma è un modo "civile" di allontanarlo.

E mi ha fatto venire un'idea: anche i cacciatori si avvicinano alle fattorie e sono molto pericolosi. Voglio dire: degli imbecilli con dei grossi fucili carichi in mano sono sempre un pericolo, no? E anche loro ammazzano animali. Quindi perchè non spariamo anche contro di loro dei pallettoni di gomma (o per variare un po' dei pallini a sale che sono più piccoli e bruciano di più)? Bruno (l'orso) dopo un po' di pallettoni ha imparato a starsene lontano dalle fattorie. I cacciatori probabilmente sono meno intelligenti dell'orso e ci vorranno più pallettoni prima che capiscano, ma è un investimento che vale il risultato secondo me. Magari al decimo pallettone che si prendono nel culo,  smettono di andare in giro a sparare con buona pace di tutti.

Al di là di quest'idea (che trovo molto utile), mi riesce difficile capire perchè, visto che è pure una specie in via di estinzione, all'orso bruno abbiano sparato nel cranio una pallottola vera, anzichè usare un proiettile soporifero. Non si poteva evitare di ammazzarlo? Boh...

Confido che il paradiso sia un posto pieno di animali (altrimenti mi rifiuto di entrarci) e che lì gli orsi abbiano un sacco di miele a disposizione. E confido che ci sia un inferno per i cacciatori e i politici tedeschi, con un sacco di orsi e nessun fucile...

S@rk@stiko

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domenica, 09 aprile 2006

FAVOLA JAZZ

Be', ragazzi, lasciate che mi versi un altro dito di questo miracoloso distillato e vi racconterò quello che volete sapere... E' accaduto molti e molti anni fa, da qualche parte nelle terre su a Nord, dove il vento soffia dentro le teste degli uomini e la neve gela anche i sentimenti... Aah, questa roba brucia come il fuoco, ragazzi, e prima o poi mi porterà dritto dritto al creatore, ma non certo questo bicchiere... Dove eravamo rimasti? Ah, si, a quell'epoca viveva lassù, in quella terra dimenticata da Dio, una giovane donna. Avreste dovuto vederla, ragazzi...pagate, pagate il signore e ditegli che lasci qui la bottiglia che raccontare mi secca la gola... i suoi occhi erano neri come le braci dell'inferno,i suoi capelli scuri come le penne del corvo e lunghi...tanto lunghi che quando il vento delle colline li agitava, sembrava che le onde del mare ballassero tra quelle chiome! Mica come quelle sciaquette che si vedono oggi, quelle dietro cui perdete le bave... non dite di no, ragazzi, il vecchio O'Bannon (che poi sarei io) non ci vede bene,ma basta annusarvi per capire cosa pensate... No, ragazzi - tieni giù le mani dal mio bicchiere bambino, non è roba per te quella! Ordinati una coca-cosa o come si chiama, piuttosto, che magari le bollicine ti ammazzano i brufoli, oltre al fegato, e lasciami raccontare! - La giovane Hetta, così si chiamava quella fanciulla era tanto bella che quando camminava per il paese leccando un gelato, tutte le teste dei vecchi si muovevano a tempo e più di uno di loro brucerà all'inferno, adesso, per i pensieri che ci ha fatto a quel tempo, parola mia giovanotti, parola mia... Non c'era maschio, giovane o vecchio, del paese che non le tenesse gli occhi addosso a Hetta e tutti erano pronti a fare qualsiasi cosa per lei, anche a uccidere. E forse qualcuno lo ha fatto, forse... Comunque sia c'è una vecchia ballata, da queste parti...

Leggi il resto sul nuovo sito Mago Di Ozio, che ha sostituito questo blog! --->

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categoria: favole

lunedì, 03 aprile 2006

PAUSAPRANZO SI E' TRASFERITA

Gentili e affezionati lettori, dopo 2 anni di indefesso lavoro (okay, un post in media al mese non è esattamente un lavoro "massacrante", ma se considerate che potevamo utilizzare soltanto le pause pranzo per scrivere...) ci meritavamo una PROMOZIONE.

I nostri finanziatori (un trust privato di cui sono soci, tra gli altri Murdoch, La Telecom,  il Tesoro, la Confindustria, le Coop e un mitomane che si spaccia per Presidente Operaio di cui non ricordo il nome...), felici degli splendidi risultati raggiunti (9000 lettori da quando abbiamo messo il counter...un po' meno di un bollettino parrocchiale, ma molto di più di un annuncio funebre su "L'Eco del Chisone") hanno deciso di continuare a credere in noi e hanno creato: "Il Mago Di Ozio", un portale nè verticale, nè orizzontale, bensì "sdraiato" che da oggi in poi ospiterà i delir...gli splendidi argomenti che fino ad ora erano ospitati su questo blog.

I vantaggi, come è ovvio, sono enormi. Niente pubblicità, molte foto, possibilità di registrarsi per ricevere contenuti extra (tipo gli auguri di Pasqua...per ora è l'unico contenuto extra che ci sia venuto in mente!), accesso bilingue (nel senso che potete registrarvi anche in inglese, poi la cosa finisce lì) e ovviamente tutte le funzionalità di Pausapranzo (con un'unica differenza: finalmente Mago Di Ozio si vede anche con Mozzilla!!) .

Naturalmente il programma della nostra redazione per questo "nuovo corso" che inizia oggi è ampio e articolato e avrà al centro un argomento tanto fondamentale quanto finora trascurato: "L'Ozio".

Questa meravigliosa condizione dell'uomo che consiste nel non fare un accidente da mattina a sera e vivere molto al di sopra dei propri mezzi.

Grazie al Mago di OZio indagheremo ogni risvolto di questa positiva e creativa attitudine umana, che nei secoli ha apportato benefici incommensurabili all'umanità (be'...non sappiamo se a tutta l'umanità, ma di certo agli oziosi si) e insegneremo a chi si sente oppresso dalla moderna civilità del lavoro, come si può guarire dallo stakanovismo, come si può giacere pigramente su un'amaca anche per 18-20 ore al giorno senza farsi venire odiosi mal di schiena e quali sono gli strumenti, oltre al telecomando e al telefono wireless per chiamare la pizza a domicilio senza alzarsi dal letto, che permettono a noi oziosi di vivere al meglio le nostre giornate e andare (tornare? Restare?) a letto felici alla sera, consci di aver contributo, con il nostro relax, a rallentare l'entropia dell'Universo. (Mica pizza e fichi!)

So che vi domanderete: "ma se siete oziosi, perchè vi sobbarcate tutto questo lavoro?". Ce lo siamo chiesto anche noi e le risposte che ci siamo dati sono due. La prima e più ovvia è: "Perchè vi vogliamo bene!", quella sincera, invece, è: "per conoscere delle ragazze". Che è l'unico motivo che può indurre un uomo sano e ben disposto a fare delle cose stupide e inutili come vincere una medaglia olimpica o andare sulla luna o cose persino più faticose come rinunciare al Martini o non ordinare il secondo doppio cheeseburger con cipolla dopo le patatine fritte!  

Vi aspettiamo dunque su Mago Di Ozio numerose e numerosi come le formiche nella nostra dispensa! 

Ciao a Tutti!

S@rk@stiko, Morpheus, Von Findus e tutto il resto della squadra...  

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categoria: stupidaggini, previsioni, torino 2006, diario del capitano

giovedì, 23 febbraio 2006

HO VISTO COSE CHE VOI UMANI...
Torino e i XX Giochi Olimpici Invernali

Questo testo non l'ho scritto io, ma rende perfettamente l'idea dell'atmosfera che c'è a Torino in questi giorni, durante le Olimpiadi Invernali. Ogni commento è superfluo:

Questi occhi hanno visto cose che voi umani non potete neanche
immaginare...

ho visto italiani mettere il tricolore alla finestra ma non rendersi
conto che attaccato all'asta non ci va il rosso

ho sentito gente chiedere quale fosse la "canzone" cantata dalla bambina all'inaugurazione

ho sentito altri rispondere che quella "canzone" è l'Inno di Mameli

ho sentito ribattere che "tanto me lo scarico da Internet..."

Però ho anche visto ragazzini con le lacrime agli occhi mentre lo ascoltavano alle premiazioni (e sono venute anche a me)

Ho visto il Presidente Ciampi tenere il discorso di benvenuto agli
atleti là  dove, qualche mese fa, si diceva "venghino signori venghino! Le cassette di mele ve le metto a 1 euro e poi me ne
vado..."

ho sentito mia nonna spiegare a un canadese che la bagna
cauda " a l'è mej d'i sanguiss cun la sautisa e la maioness"

ho visto gente allagare casa e poi aprire le porte del frigorifero per giocare a curling in cucina

ho visto gli spazzini alle 2 di notte

ho visto i tram passare ogni 3 minuti

ho capito che se il Trentino fosse Stato indipendente, col cazzo che vinceremmo medaglie

ho capito che "Casa Russia" non è solo un film

ho sentito due tedeschi parlare in inglese con un giapponese e commentare che "yesterday Bode Miller wasn't so good"

ho visto gente (di chiare origini bolzanine) stare in coda delle
ore per il concerto di "Cianne Morand"

ho visto il mio macellaio organizzare un torneo di short track nella cella frigo

ho sentito un russo dire che "io Villaggio Olimpico bello così mai visto in vita mia"

ho sentito un californiano dire che dell'Italia conosceva solo Roma e Firenze ma Torino "anche se first time qui, mi piace molto molto molto"

ho capito il vero spirito olimpico: una bandiera keniota a un balcone del Villaggio Olimpico

ho visto i torinesi tornare ad amare la loro città

ho capito che per 16 giorni possiamo fregarcene se al
telegionale i polli hanno il raffreddore, Prodi e Berlusconi si rigano la macchina e degli scalmanati vogliono bruciare il mondo per dei fumetti danesi mal riusciti

ho visto gente parlare altre lingue
innamorarsi dei luoghi della mia città
e di questo, forse, ne sono un po' geloso perchè, parafrasando Culicchia,Torino è casa mia

ho visto gente in attesa per ore commuoversi per il passaggio di un uomo in tuta con in mano una torcia fiammeggiante

ho visto gente passare in Corso IV Novembre ed essere inesorabilmente attratta ad alzare la testa per guardare il Braciere Olimpico ed essere orgogliosa di essere lì

ho sentito un giornalista televisivo pelato e con gli occhiali passare la linea da Casa Italia a "Palazzo" Valentino. (Lo dico per quegli sfortunati che non abitano a Torino: Il Valentino è un parco...NdR)

ho visto gente accorrere in piazza per festeggiare a occhi lucidi,
sventolare la bandiera e cantare "Fratelli d'Italia" per un meranese che ha vinto l'oro

E ...   tante altre cose ci sono ancora da vedere, sentire e capire.

Torcia


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categoria: torino 2006

lunedì, 23 gennaio 2006

LETTURE DA TEENAGER...

L'altro giorno, a casa di amici, mi è capitato di sfogliare "Girlfriend" un mensile per adolescenti pieno di rubriche educative e adatte a un pubblico minorenne ed inesperto della vita, tipo: "Come tornare ad indossare i vostri jeans attillati dopo le abboffate di Natale" o "Tutti i segreti del più strafigo del momento".
Insomma, quanto serve per trasformare la vostra adorata figliola tredicenne, con i boccoli e l'apparecchio, in una tigre del ribaltabile assetata di sesso, oppure, se vi va male, metterle addosso tanti e tali complessi che il "bambino dei lupi" di Freud, in confronto, sembrerà un tranquillo ragioniere di provincia.

Mentre sfogliavo con "colta benevolenza" (tanto per citare Guccini e datarmi subito da quel sorpassato oltretrentenne che sono) la rivista (pardon: "magazine", che rivista non si usa più) sono incappato in un articolo che mi ha aperto nuovi orizzonti e messo addosso angoscianti dubbi. Non arriverei a chiamarli "esistenziali", ma è lo stesso roba da non dormirci la notte, credetemi.

L'articolo si intitolava: "Anche i boys hanno i vostri stessi problemi!".
Consentitemi una nota: se qualcuno di voi vecchiacci bavosi non l'avesse capito, i boys sono i ragazzi.
Proprio i "ragazzi-ragazzi", non quei garzoncelli che trascinano le vostre sacche da golf per i campi per pochi Euro l'ora. Quelli si chiamano "boy", ma non sono ragazzini, sono disoccupati di Mirafiori, nati nel quartiere Zen a Palermo, vi odiano e stanno aspettando soltanto l'occasione giusta per stramazzarvi a bastonate con un "ferro da 2" appena vi chinerete a cercare la pallina in un boschetto sufficientemente isolato.
L'articolo invece parlava proprio di ragazzini, di adolescenti insomma, quelli che fra qualche anno vostra figlia vi presenterà e voi reprimerete a stento la tentazione di gettare a calci fuori di casa urlando "levale gli occhi di dosso, porco!".

La brillante trattazione era una sorta di riedizione de "L'esperto risponde" in chiave sessuale ed esplorava, con estremo rigore scientifico, i dubbi sul sesso di una banda di fanciullini in piena tempesta ormonale. LE domande che i giovinastri in questione ponevano all'esperto della rivi...magazine erano inquietanti e gettavano una luce nuova sia sulle giovani generazioni, sia su una serie di questioni nelle quali anch'io mi sono arrovellato per anni, prima di scoprire questa fantastica pubblicazione. Vediamone alcune:

Luca M. chiedeva: "Come posso sapere quando la mia girl (sic!) raggiunge l'orgasmo?".LA risposta dell'illuminato pedagogo autore dell'articolo era: "Chiediglielo". Ma come: "chiediglielo"?! Io ho sempre pensato, in tutti questi anni di più o meno onorata carriera di maschio, che quando lei ululava come un lupo alla luna, si avvinghiava alla mia schiena strappandomi brani di pelle che ci avrebbero messo mesi a ricrescere, perdeva le bave e alla fine stramazzava sul letto con il fiatone, dicendo "Wow!" o qualcosa di altrettanto idiota, potesse essere un discreto indizio del fatto che si fosse divertita. (Questo naturalmente, all'inizio. Adesso mi accontento che smetta di guardare la televisione per un paio di minuti e che posi il lavoro a maglia a fianco del letto nel momento clou...).
Uno, in quei momenti lì, mica ha la presenza di spirito di chiedere ogni tre minuti (be', diciamo mezzo minuto, che almeno uno fa la domanda un paio di volte): "stai raggiungendo l'orgasmo, dear?". Io tendo al più a sbavettare un po' e a grugnire per lo sforzo...articolare una domanda è decisamente superiore alle mie possibilità.
Per di più l'aspirante Montessori, aggiunge: "Sai che a volte le donne simulano l'orgasmo per farti piacere?". MA COME?! Questa è una (dolorosa) scoperta che si fa (almeno nel mio caso) intorno ai 27-28 anni e che ti costa mesi di dubbi...e tu la spiattelli così, con leggerezza a un adolescente in piena tempesta ormonale, alle soglie del suo primo rapporto? Ma ne fai un impotente, per Dio!

Matteo T. invece aveva dubbi più basilari: "Anche il pene cresce con l'età?" Il Mengele dei giovani lo tranquillizzava: "Si, come qualsiasi muscolo (da quando in qua il pene è un muscolo?) anche il pene cresce, fino circa ai 16 anni. La lunghezza normale è intorno ai 14-15 cm".
No, calmi...non assumete quello sguardo sgomento e non pensate subito a farvi dare dal vostro collega l'indirizzo di un andrologo. Mengele sbaglia, ho controllato. Fino a 8 si è del tutto nella norma, state tranquilli.
Ma qualcuno, per favore, lo dica a Matteo T. che già adesso è complessato, a giudicare dalla domanda...figurati se gli viene solo di 10!

Marco F. invece, poneva una domanda che tutti i maschi si pongono più volte nel corso della loro vita: "Come faccio a convincere la mia girl (a-ri-sic!) ad avere un rapporto con me? Io vorrei tanto, ma lei non vuole". Ora: immagino che la tentazione dell'esperto sia stata rispondere: "se lo sapessi, caro Marco, non sarei qui a rispondere alle vostre letterine idiote, ma starei tutto il giorno a FARMI delle Letterine idiote (nel senso di vallette televisive), ragazzo!". Oppure optare per un più sintetico: "Caro, facci l'abitudine!".
Invece, da professionista qual certamente è, ha scritto: "non forzarla. Falle capire che l'ami. Quando vi baciate, non accelerare le cose, ma lascia che sia lei a prendere l'iniziativa..." e via di questo passo. Il che, tradotto, suona: "MArco, preparati a spendere una fortuna in fiori, cene, regalini e a spaccarti le palle in un sacco di serate romantiche mentre c'è la Champions League in tv e poi, se hai culo, andrai a segno in un paio di mesi!" Bravo esperto. Mica siamo qui soltanto per divertirci, Marco, giovinastro scioperato, cosa credi?!".

Giovanni B. (Avete notato i nomi? Gli evangelisti in versione hard?) è un ragazzo d'altri tempi e chiede: "come faccio per capire se la mia ragazza è vergine?". Indovinate cosa risponde il nostro educatore? "Chiediglielo"!
Aridagliela con il questionario! Ma poi...avete idea di quanti schiaffoni prenderà Giovanni nella vita, grazie a 'sto consiglio? "Ciao! Mi chiamo Giovanni. Sei vergine?" CIAAAF!
Queste son cose che ti segnano!

Francesco L. invece è più prosaico e vuole sapere le cose che contano veramente e quindi domanda: "Cos'è e come si fa un pompino?". Vivaddio  Frankestein Junior non risponde: "chiediglielo", stavolta, ma si getta in una lunga descrizione scientifica infarcita or qua or là di termini latini, quando sarebbe bastato un più adulto e diretto: "augurati di scoprirlo presto, caro mio!".
Io ricordo che quando lo scoprii, la cosa più complicata fu cercare di augurare la buonanotte alla mamma della mia "fidanzata" di allora, rinchiuso nella camera della quale ero appena stato iniziato a questa interessante pratica, mascherando il ghigno satanico che non riuscivo a togliermi dalla faccia e tossendo per dissimulare il grufolare soddisfatto che non riuscivo a smettere di emettere. Fu molto imbarazzante e credo che lei abbia pensato che mi fossero venuti un Ictus e una polmonite in contemporanea...

In ogni caso, Paolo P. deve averlo già scoperto, perchè chiede: "se la mia girl (e ridagliela!) <ingoia>, può rimanere incinta?". Dubbio legittimo, se vogliamo, ma curioso. Il nostro maestrino dalla penna rozza, lo tranquillizza: "no, apparato gastrointestinale e apparato riproduttivo non sono collegati".
Vero solo in parte, naturalmente. Per fare un bambino, no, forse, ma tu gettale nell'apparato gastrointestinale un sufficiente numero di bicchieri di champagne o di un buon superalcolico e vedrai che prima o poi riuscirai a convincerla a cederti  in usufrutto per la serata la parte più interessante del suo apparato riproduttivo, se proprio non sei Boris Karloff.
Ma forse questo, a un ragazzino, è indelicato dirlo...

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martedì, 29 novembre 2005

THE VETERANS
Storie di eroi

Quando entrai erano già arrivati tutti...
Sudavo leggermente sotto l'uniforme, e il colletto della camicia era decisamente troppo stretto per i miei gusti.
Sono sempre stato allergico alle regole e ancora di più alle uniformi, ma nel nostro mestiere anche le apparenze contano. E chi sono io per dire di no a un bottone, se questo può salvarmi la vita
Passai un dito sotto la stoffa ruvida e cercai di allentare un po' la stretta, senza successo.
 

Ero stato mandato là dal mio diretto superiore, come agente di collegamento. Quello era il posto giusto. Avrei fatto  conoscenza con l'ambiente in cui avrei dovuto passare i prossimi anni della mia vita.
Non era di sicuro un incarico di tutto riposo, ma c'era di peggio, pensai, mentre afferavo un drink dal vassoio di una cameriera di passaggio. Era una ragazzina dai lineamenti orientali, che avrà avuto si e no vent'anni e cercava di giocarsi tutte le sue chanche con una minigonna che copriva a malapena le terga.
"Illusa!", pensai. Anch'io l'avevo fatto alla sua età. Mi ero spaccato le reni a portare a spasso liquori in mezzo alla gente che conta, sperando che prima o poi si accorgessero di me. Ma poi le illusioni passano e uno smette di credere alle favole. Sarebbe toccato anche a lei.

Mi guardai intorno... c'erano proprio tutti. Tutti i fottuti eroi del nostro settore operativo! Quelli sopravvissuti, almeno.
Cercando di darmi un contegno, mi avvicinai a un gruppo dominato da un bestione alto un metro e novanta, con una gamba di legno. Stava raccontando chissà che, e mi fermai ad ascoltare:

"Primavera del 2002, ragazzi!", stava dicendo, battendosi feroci manate sul suo arto artificiale, che faceva un rumore disgustoso, come una campana a morto. "Sedici ore bloccato sulla sedia, con quei dannati musi gialli che non la piantavano di farmi domande, ma alla fine l'ho riportato a casa senza un taglio!". Lessi il nome sul cartellino. Lo conoscevo di fama. Un vero mostro sacro. "A furia di stare là, nella stessa posizione, per tutto quel tempo, mi si è bloccata la circolazione e la gamba è andata in cancrena, accidenti! Ma ne valeva la pena! Dannazione se ne valeva la pena! Dovevate vedere la faccia di quei mangiariso, quando hanno capito che non l'avrebbero spuntata!!".

Una storia già sentita. Mi allontanai e passai a un altro gruppetto. Quello che parlava aveva una faccia vagamente nota e una grossa cicatrice rossa che spiccava come un neon sulla mano abbronzata. "Mi fa ancora male, quando cambia il tempo, la bastarda!" stava dicendo, "e tutte le volte che ho una fitta - roba da piangere, credetemi - rivolgo un pensierino gentile a quelle luride carogne! Non fosse stato per loro, a quest'ora avrei ancora tutte le mie dita!" Quando disse così, guardai meglio la sua cicatrice. Il segno rosso finiva là dove avrebbe dovuto esserci il mignolo. _In un moncherino. Fu allora che inquadrai quella faccia che mi sembrava di conoscere e riuscii a dargli un nome! John Kramer, Senior South Europe Account Manager della CSS & BJ, l'agenzia che aveva realizzato, per il terzo anno consecutivo la campagna pubblicitaria della Nike! In una presentazione, durante una modifica allo Storyboard, si era amputato un mignolo con un paio di forbici da calzolaio, ma era andato avanti lo stesso a presentare il progetto, bloccando il sangue con il laccio di una Airmax '97 modello rosso! E alla fine aveva portato a casa la campagna! Che fegato...

A proposito di fegato. Non lontano c'era un uomo che parlava in piedi, trascinandosi appresso quella che sembrava un'apparecchiatura medica. Altri, intorno, lo ascoltavano interessati. Stava evidentemente spiegando cos'era quell'aggeggio. Mi avvicinai. "...da allora mi tocca girare con quest'affare appresso. Una dannazione, credetemi! Ma senza questo coso, sarei già morto! Mi cambia il sangue ogni due ore e se si blocca...addio!". Presi il coraggio a quattro mani e gli chiesi come mai si era ridotto così (in altri termini, naturalmente... non sono un novellino!)
"Ragazzo! E' una storia lunga! Il mio fegato se n'è andato. Spappolato dal Marsigliese!"
"Un mercenario?" chiesi, cercando di rammentare chi fosse questo "marsigliese". Gli altri risero.
"No, pivello! Ristorante francese in c.so Sempione a Milano! Alla centosessantatreesima colazione di lavoro, la cirrosi epatica ha fatto giustizia! L'n-esimo grappino per sbronzare il cliente e BAM! Addio fegato! Da allora sono ridotto così, ma il mio portafoglio clienti è ancora il migliore dell'azienda!". Ero impressionato. Mi allontanai.

Tornai verso il gruppo di quello con la gamba di legno. Stavolta stava parlando un curioso individuo con una benda nera sull'occhio sinistro. "E' stato un attimo. Prima era lì, e l'attimo dopo infilato dritto dentro la mia cornea! Un dolore da svenire, ma ho tirato avanti facendo finta di nulla fino a quando non hanno firmato il contratto, poi sono uscito e mi sono fatto portare all'ospedale dal mio attendente!". Capii chi era. Pierpaolo Giovannelli, detto "Il Guercio", Executive Vice President della Little John Advertising.
Durante la discussione di un nuovo contratto con la Nestlé, giocherellava con la biro fino a quando il cappuccio era saltato e gli si era infilato nell'occhio. Lui l'aveva estratto e aveva continuato come se niente fosse. Gli altri, impressionati, gli avevano firmato il contratto. "Accidenti, Pier!", era quello con la gamba di legno a parlare, "io ci ho rimesso una gamba per avere l'incarico di consulenza biennale della Suzuki, ma tu puoi dire veramente che questa pubblicità ti è costata un occhio della testa!!" e giù a ridere fragorosamente!

Ragazzi! Quelli erano eroi! Un giorno anch'io avrò storie così da raccontare, ne sono certo! Per ora sono soltanto un oscuro Executive Account della BJS D'Oupry, (pubblicità e comunicazione), ma ancora qualche anno e sentirete parlare di me, ve lo garantisco!!
Intanto, scusatemi, ma devo andare a caccia di quella piccola hostess orientale che mi ha servito il drink... chissà che non riesca a vedere cos'ha sotto quella minigonna assassina, se le prometto uno stage trimestrale nella mia agenzia? Lo so, è uno sporco mezzuccio, ma qualcuno deve pur farlo...

 
Titolo originale: "Account Heroes", saga eroico-epico-aziendale paramilitaresca nata da una conversazione al pub, con il mio amico e ex compagno di scuola Mattew Goodyear, una sera, stanchi e sfiduciati dopo una giornata di inutile lavoro

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giovedì, 06 ottobre 2005

AMERICA'S CUP ISTRUZIONI PER L'USO
Per capire cos'è un "prodiere" e come si usa...

In questi giorni a molti di voi sarà capitato di leggere o vedere qualche servizio sugli "Acts" dell'America's Cup che si stanno svolgendo a Trapani. Va subito detto che "ACTS" non è una sigla tipo Acotral e non sta per "Azienda Centrale Trasporti Siciliani" ma è una parola inglese che si potrebbe tradurre con "Atti" e che indica, in pratica, una serie di "tappe" di avvicinamento alla vera e propria "America's Cup" che si terrà nel 2007. Detto questo, se avete letto qualche servizio, vi sarete convinti - entro le prime cinque righe - che il giornalista fosse affetto dal morbo di Alzheimer e che quello che stavate leggendo non avesse senso. A titolo di esempio, cito una frase a caso, direttamente dal sito ufficiale della AC: "Pierre Mas fa un’ottima partenza, costringendo Jesper Bank ad una seconda virata sulla linea. I tedeschi sono spinti verso la boa mentre Mas si tiene la destra favorita e si allunga subito sull’avversario. China Team conduce in testa sino al cancello ma poi un ottimo Bank riesce a effettuare il sorpasso e a vincere il match." Cancello? Destra favorita? Linea? Se siete riusciti a capire meno del 30% di questa frase, questo post potrà aiutarvi e con un po' di applicazione, da qui al 2007 riuscirete a capire abbastanza da poter seguire Cino Ricci in una delle sue noiosissime telecronache senza addormentarvi subito dopo la sigla di apertura.

 BOA: Le prime 24 lezioni dei corsi per velisti principianti sono generalmente dedicate a discutere la fondamentale differenza fra la forma maschile e quella femminile di questo sostantivo. IL Boa, infatti, è tutt'altra cosa da LA boa. Nella versione maschile trattasi di serpente lungo circa 10 mt e potenzialmente letale, soprattutto se lo si fa incazzare. Per fortuna (dei velisti, principianti e non) generalmente questo simpatico, ma irascibile animale galleggia molto male e tende per questo a preferire le foreste equatoriali ai campi di regata. Nella forma femminile, invece, è l'oggetto del desiderio di qualsiasi velista, assume generalmente la forma di una lattina tondeggiante, galleggia benissimo e non si incazza quasi mai.

LINEA: Può essere d'azione, telefonica, politica, diretta, erotica o di partenza. Nella America's Cup interessa soprattutto quest'ultima (a volte anche la versione "erotica", ma solo dopo le regate e solo ai velisti più sfigati). La Linea di Partenza è una linea tratteggiata bianca larga circa 10 mt e lunga circa 300 che compare sul mare quando Cino Ricci dice: "Vediamo lo schema al computer". Prima e dopo, nessuno la vede e può essere spostata a piacimento nelle discussioni post-gara,un po' come la corrispondente "linea del fuorigioco" (un altro modello di linea che va molto di moda in Italia) nei campi da calcio. Anche se è invisibile, superarla prima del tempo è una iattura e comporta il rischio di essere frustati dal resto dell'equipaggio o di diventare i protagonisti di gioiosi giochi marinari come il "giro di chiglia" o il "tuffo-a-mare-con-peso-attaccato-ai-piedi". Nessuno sa perchè ma deve essere qualcosa che ha a che vedere con la superstizione (come calpestare le righe tra le mattonelle per strada).  

PRODIERE: Figura fondamentale della vela da regata, non va confuso con il PRODIANO. Quest'ultimo, infatti, è un seguace di Romano Prodi e non va assolutamente a vela, cosa che è riservata esclusivamente a un altro esemplare della specie chiamato: "D'Alemiano". Il "PRODIERE", invece, in vela ci va sempre ed è un essere alto circa una cinquantina di centimetri che corre da una parte all'altra della prua della barca e il cui fondamentale compito consta nel cercare di non volare in acqua e nello schivare il "tangone" (vedi). Quando fallisce in questo compito (cosa che durante gli allentamenti accade molto spesso e spiega la bassa statura del soggetto) viene deriso da tutto l'equipaggio che gli appende, per dileggio, dei nastrini colorati, chiamati "presnel" sul flessore destro dell'alluce e gli nasconde l'orsacchiotto, alla sera.

TANGONE: E' un grosso membro dell'equipaggio, dotato di organi riproduttivi particolarmente sviluppati, che a volte si chiama anche "Mandingo" o "Tronchetto". A volte, durante le regate, qualcuno urla: "issate il tangone!" e tutti ridono all'evidente doppio senso della battuta. Si sa... i marinai sono una razza rude e apprezzano un umorismo piuttosto "greve" che ad altri, abituati a generi di divertimento più raffinati, come i Fichi d'India o le barzellette di Totti, potrebbero sembrare strani. Il Tangone ha una strana attrazione, omosessuale, per il povero Prodiere, la cui principale preoccupazione (vedi sopra) è appunto non dargli mai le spalle e tenerlo sempre d'occhio.

TATTICO: Il tattico è una figura fondamentale di qualsiasi equipaggio. Agli albori della vela era chiamato così colui il quale riusciva a non fare mai niente, mentre tutto il resto dell'equipaggio si ammazzava di lavoro. Da qui il suo nome, poichè, per non farsi beccare e non finire abbandonato su un'isola deserta, occorreva una buona dose di "tattica". Poi, con il passare dei secoli, da sinonimo di "fancazzista", il "tattico" è divenuto una figura fondamentale in qualsiasi barca da regata. Attualmente al "tattico" spettano tutte le decisioni , appunto, di natura "strategica" Ad esempio che giacca mettersi (farà caldo o freddo?), dove andare a cena dopo le regate (suo il compito di prenotare per tutti), che tipo di insulto urlare all'altro equipaggio, ecc. Un'evoluzione di questo ruolo, è poi recentemente stata adottata da alcuni equipaggi (ad es: Alinghi) che hanno assegnato al "tattico" anche decisioni più attive, tipo se sostituire o no la BOA (vedi sopra) con una mina galleggiante, nel caso l'altra barca fosse più veloce, o se far rapire e da chi, il timoniere dell'altra barca, la sera prima della regata.

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venerdì, 02 settembre 2005

PICCOLO GLOSSARIO DELL'ANDAR PER MARE
Dizionario velico ad uso dei principianti

CAZZARE: v. tr. reg. 1. Tirare furiosamente una "scotta" (vedi) cercando di fermare una vela che sbatte da tutte le parti, preferibilmente sulla testa degli occupanti della barca. Nel processo, in genere, dai due ai quattro marinai finiscono in acqua. 2. Al participio passato: sbagliare qualcosa in modo clamoroso e mettere a rischio la barca di affondamento. Ad es: "hai fatto una cazzata" o "che cazzata pazzesca" (in questo caso, però, anche di operazione particolarmente ben riuscita).

LASCARE (o MOLLARE): v. tr. reg. 1. Lasciare andare quello che si è cazzato prima. In genere in questo modo la vela riprende a sbattere e le due-quattro persone che erano appena risalite dalla barca vengono nuovamente colpite dal boma e riscaraventate in acqua. 2. Cessare di fare qualcosa. es: "Mollala di rompere i cabasisi" oppure, "la devi m-o-l-l-a-r-e!". 3. Come aggettivo. Detto di maschio di cui si discute la potenza sessuale. es: "Il ragazzo ce l'ha un po' lasco".   .

SCARRELLARE: v. tr. reg. 1. Stesso significato di "lascare", ma con maggiore violenza. Si tolgono le scotte dalle strozze (vedi) e la vela va al proprio destino tutta d'un colpo. Anche in questo caso i poveri disgraziati, ormai più di là che di qua, volano in acqua. 2. Scaricare qualcuno al primo porto disponibile. ad es: "Scarrella lo stronzo come tocchiamo terra".

ORZARE: v. intr. reg. 1. Stringere la prua al vento. Si dice di quando la prua (vedi) viene avvicinata alla direzione di provenienza del vento. In questo genere di operazione, di solito, la barca si inclina paurosamente, spinta dalle onde, e i soliti quattro imbranati volano per terra perdendo due incisivi. 2. Part. pass. Orzata Bibita rinfrescante, di gusto simile al siciliano "latte di mandorle", ricavata dal succo del Primpulo Nano delle Antille (sc: primpulus riminensis piccolerrimo), una latifoglia dai caratteristici frutti a forma di cubo di rubik che - a dispetto del suo nome - cresce nei dintorni di Rimini.

POGGIARE (o PUGGIARE): v. intr. reg. 1.Allontanare la prua dalla direzione del vento. Manovra opposta a "Orzare", con cui si tenta di mantenere quella cazzo di vela gonfia e di non farla sbattere sulla testa di quei poveracci che si sono appena ripresi dalla botta del boma. 2. rivolto ad animali o a persone particolarmente fastidiose: Invito ad andarsene es: "puggia via! Sciò!"

SCOTTA: 1. s. fem. Corda molto lunga che, collegata alle vele, permette di regolarne la tensione. Come dice il nome, mentre la si tiene in mano, facendola scivolare nel palmo per regolare - appunto - la tensione della vela, provoca delle graziose ustioni di 2° grado che potranno poi essere esibite a fidanzate e amici, come prova della propria totale imbecillità. 2.part. pas. del verbo "scottare":  Esclamazione: es: "cazzo!!! Scotta!!" detto generalmente di caffettiera che al mattino alle sei si prende in mano dalla parte sbagliata, per poi scaraventarla in mare, colpendo in testa i soliti quattro disgraziati che stanno facendo un bagnetto.

DRIZZA: 1. s. fem. Corda molto lunga che, collegata alle vele, permette di spiegarle, cioè di alzarle. Di fatto è identica alla "scotta" (vedi), ma i marinai hanno la fastidiosa abitudine di confonderti le idee.
2. v. tr. Ordine che la fidanzata del capitano impartisce al capitano stesso, alla sera, nel chiuso della loro cabina, dopo essersi vestita con soltanto due gocce di Chanel n° 5. In genere il capitano, forse per l'abitudine al comando, o più probabilmente per la sbronza colossale che ha preso dopo essere arrivato in porto, non ubbidisce e questo alla lunga spiega perchè si parla sempre di "navigatori solitari".

PRUA: s. fem. dialettale. In alcune regioni del veneto: Puzza molto forte es: "Ostrega che ..... che ghe sè!", oppure, ".... me un cavron, il putei!". 2. s. fem. marinaresco: Parte anteriore della barca, dalla quale si può urinare e eventualmente anche defecare, stando appesi come scimmie e sentendosi deficienti.

POPPA: 1. s.fem. seno femminile, generalmente a pera, di interessanti dimensioni. es (al plurale): "tu c'ha le p.... a pera, pera, pera, peraaaa...".  2. Parte posteriore della barca, opposta alla "prua", da cui generalmente si urina e ci si butta in acqua per fare il bagno. A volte anche tutte e due le cose contemporaneamente. 

DRAGLIA: s. fem. 1. cavo generalmente d'acciaio che corre lungo l'intero perimetro della barca e che dovrebbe avere la funzione di impedire ai soliti quattro imbranati di volare fuori bordo. Quanto scritto sopra, prova che è perfettamente inutile. 2. nome comune di animale mitologico che ama i pasti molto piccanti es: "E vidi in lontananza volare sulle pianure di Rohan, la terra dei cavalli, una gigantesca Draglia che sputava fiamme dal culo e quattro draghi dorati che la seguivano a rispettosa distanza" (da "Il Signore degli Agnelli" Lapo R. Elkan, Torino, Edizioni "La Stampa", 2004)

PULPITO: s. mas. 1. Zona della barca a poppa o a prua (vedi) generalmente sporgente rispetto al profilo dello scafo e aggettante in mare, che serve al capitano per fare un cazziatone ai propri uomini, mentre questi fanno finta di non capire da dove viene la voce. Es: "Senti un po' da che pulpito viene la predica?" 2. Grosso mollusco tentacoluto dalla scarsa intelligenza, che ha come abitudine di innamorarsi follemente delle eliche delle barche, scambiandole per femmine della propria specie, e di tentare di abbracciarle mentre sono in movimento. Da cui la "insalata di pulpito", molto apprezzata nei ristoranti di Rimini, dove viene consumata accompagnandola con orzata.

STROZZA: 1. s. fem. Curioso meccanismo composto da due parti mobili zigrinate che, chiudendosi contemporaneamente, pinzano le dita dei marinai che in questo modo lasciano andare la scotta (vedi) e fanno precipitare la vela sulla testa dei soliti quattro disgraziati. 2. Aggettivo. Detto di donna molto fastidiosa, antipatica o, più in generale, che non la dà. es: "scarrellala quella lì, che è una strozza"

WHINCH o WINCH o UINCH: in una settimana di barca, non ho mai scoperto come si scrive. 1. s. mas. inglese. Manovella a forma di...be'...manovella, appunto, che girando furiosamente ha il compito di colpire sul mento chi sta tentando di lascare la scotta. Serve a ricordare ai marinai la caducità umana. E a procurare lavoro ai dentisti dei porti turistici. 2. s. mas. Aggeggio che ingannevolmente sembra un appiglio cui tenersi durante le virate, ma che in realtà ruota e non è fissato. In genere la natura ingannevole dello strumento si apprende dopo la prima volta che si tenta di usarlo e si finisce per terra, ma i soliti quattro deficienti non lo imparano nemmeno in una vita intera e invariabilmente, ad ogni virata, tentano di aggrapparsi e finiscono in mare urlando come ossessi.

PASSERELLA: 1. s. fem. Asse di legno che, appoggiato alla poppa della barca e sul molo antistante, dovrebbe favorire il passaggio dalla barca alla terraferma. In realtà vibra paurosamente, si muove e a volte si sgancia da una delle due estremità, procurando rinfrescanti abluzioni nella merda del porto. 2. in zoologia, il nome comune del "passerus claudicans supersonicus defecantes", un volatile di piccole dimensioni, affine al colibrì, che mentre è a terra deambula con una curiosa andatura zoppicante, ma come cercate di avvicinarvi, impietositi, per soccorrerlo, convinti che sia ferito, decolla a gran velocità, emettendo un caratteristico verso lacerante (tihofregaaaatoooooo!) e vi caga sulla testa. 3. Anatomico. Uno dei molti soprannomi volgari della vulva femminile.

(Dal "Diario di bordo di Capitan S@rk@stiko" ...to be continued)

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mercoledì, 31 agosto 2005

CAPITANO CORAGGIOSO
Ovvero: la vela, la mia nuova vita...

Cazza la randa! Orza, rotta 340° e alla via così!

La disgustosa abitudine dei velisti di parlare "in gergo", non ha più segreti per me, ormai, dopo la vacanza in barca che ho appena trascorso (Ed è finita! UAAAAAH!! SIGH! SNIF!).
Qualcuno di voi, miei affezionati lettori (talmente affezionati che potrei chiamarvi tutti per nome, visto quanti siete...) potrebbe aver visto, nei giorni scorsi, un post un tantinello scettico sulle mie future (allora erano future...ormai sono passate! UAAAAAH! SIGH! SNIFF!) vacanze in barca.
Nel migliore stile URSS degli anni pre-perestroika, nego tutto! Quel post non c'è mai stato! Sono assolutamente E-N-T-U-S-I-A-S-T-A della vela.

Certo... qualche piccola controindicazione ce l'ha. Tanto per dirne una, la parte "gabinetti" è ampiamente migliorabile. Noi eravamo in nove e - fatta eccezione per lo skipper, che molto sportivamente e con una notevole nonchalanche, urinava dalla poppa (non vuol dire che facesse la pipì stando in piedi sulle tette della fidanzata...la poppa è la parte posteriore della barca) - di tutti gli altri conosco ogni deiezione e ogni rumore intestinale nei minimi particolari. La privacy è un'utopia bella e buona (del resto in un ambiente di 15 metri per 3, se va bene, non potrebbe essere altrimenti) e anche il meccanismo di funzionamento delle toilette è piuttosto "barocco". Non voglio entrare in particolari scabrosi, ma basti sapere che dopo aver fatto i propri bisogni occorreva "pomparli" fuori con una pompa a mano (tipo quelle della bicicletta, per capirci) e che questi uscivano da un lato della barca, sotto gli occhi di tutti gli altri passeggeri... Utile per avere eventuali pareri medici sulle proprie funzioni digestive, se vogliamo (uhm...un po' scura, oggi...dovresti mangiare più verdura...), ma non il massimo dell'eleganza. Se a questo aggiungete che la carta igienica andava "conservata" fino al porto successivo, avrete un quadro abbastanza preciso (e disgustoso) della situazione...

Anche ciò che riguarda il sonno non è proprio ispirato al massimo confort. I letti loro - i velisti - li chiamano "cuccette", ma potrebbero tranquillamente essere chiamati "loculi". Se siete dei vampiri , probabilmente la barca è ciò che fa per voi, a patto di risolvere il problema della totale impossibilità di ripararsi dal sole, durante il giorno (le zone d'ombra su una barca, sono grandi più o meno quanto un foglio A4 e in genere situate in posti in pendenza, pieni di corde e carrucole e orrendamente scivolosi. Sedersi all'ombra e finire fuori bordo o trafitti come S. Sebastiano è tutt'uno!). Se invece non siete dei vampiri, dormire potrebbe essere problematico. Già infilarsi nel letto, con un'altezza media della cabina sopra di voi di 40 cm, non è banalissimo e richiede una serie di contorsioni alla Nurejev, ma una volta che ci siete dentro, viene il peggio. Lo sciaguattio delle onde sulla fiancata della barca (e sul fondo e sull'altro lato e dietro la testa, e...) vi dà immediatamente la sensazione di trovarvi nel cestello di una lavatrice. Solo che la lavatrice, di solito, si muove meno e più lentamente. Così, mentre "rollate" nel letto, tentando disperatamente di trovare un appiglio e di parare le gomitate che il vostro vicino di letto (che, non si sa come, dorme profondamente da ore) vi spara immancabilmente nelle gengive a ogni nuova onda, potete comodamente cadere preda di un attacco di caldo e claustrofobia.
L'ossigeno sembra mancare (dopo alcuni giorni vi tranquillizzerete scoprendo che, in effetti, manca davvero, non è una sensazione), la caldazza vi assale, dai boccaporti non entra un refolo d'aria, l'umidità sfiora il 98 per cento e a tratti, nel dormiveglia, vi sembra di vedere delle sogliole nuotare sul comodino. Allora tentate di gettare via il lenzuolo e di cambiare posizione, per trovare un po' di refrigerio. In questa operazione, come minimo, sbattete la rotula contro il soffitto della cabina-loculo 43 volte e vi procurate dai 3 ai 12 lividi che ci metteranno anni ad andarsene.
Una volta trovata la nuova posizione, la sensazione di fresco dura si e no 4 secondi. Poi si ricomincia e nel frattempo il vostro compagno di letto, spostato dal movimento della barca, vi rotola addosso, tutto sudato e, sempre dormendo, vi alita nel collo! A questo punto cercate di mettere fuori almeno una mano dal boccaporto sul soffitto (ve l'ho detto, non è più alto di 40 cm..) per esporre almeno qualche cm quadrato di pelle, all'aria fresca della notte. La mano si rinfresca e, come risultato, voi sentite ancora più caldo sul restante 99% del corpo! Dopo tre quarti d'ora di questa agonia, quando ormai siete sudati come cavalli e color rosso-peperone su tutto il corpo, fatta eccezione per alcune parti blu-notte (dove ci sono i lividi delle botte e sulle labbra, per la cianosi) decidete che: BASTA! E' meglio uscire a prendere un po' d'aria! Vi estraete dal loculo - e dall'abbraccio mortale del vostro compagno, che meditate di soffocare con un cuscino per vendicarvi - e uscite in coperta.

Fuori fa un freddo porco.

L'escursione termica è da deserto. Dentro 40 gradi, fuori 10, se va bene. Il vento vi ghiaccia istantaneamente il sudore addosso. Voi fate due passi per scaldarvi, tentate un saltello e in quella inciampate in una corda (loro - sempre i velisti - le chiamano cime, scotte, drizze, ecc.., ma di fatto sono corde!!) e volate fuori bordo! Prima però battete uno stinco, due costole, la testa e almeno un'altra parte del corpo contro qualcosa di non meglio precisato e dolorosissimo. A questo punto siete in acqua, in pigiama, senza respiro per il freddo e per il dolore e cercate di riavvicinarvi, nuotando a cagnolino (anni di piscina buttati al vento), alla fiancata della barca, bestemmiando e bevendo. Quando ci siete finalmente arrivati e vi state appendendo da qualche parte per salire, qualcuno (il vostro compagno di letto, che nel frattempo si è svegliato, il bastardo...) va in bagno e vi scarica in piena faccia tutto il pasto della sera, digerito a dovere, e le 12 birre che ha bevuto dopo cena! Voi vomitate, risalite sulla barca doloranti e olezzanti d'urina, rivomitate, vi fate una doccia (fuori, per non svegliare gli altri) e decidete in cuor vostro che - appena viene giorno - se nel frattempo non sarete morti di polmonite o toxoplasmosi, ucciderete il vostro compagno, affonderete la schifosa bagnarola e e prenderete il primo aereo disposto a portarvi in un hotel a 5 stelle a Gabicce Mare, in culo a tutti i posti esotici e solitari che si possono visitare in barca a vela!!

Ma poi viene il giorno e potete guardare il sole salire lentamente da dietro il mare (ovviamente avete dormito fuori, buttati su una panchetta, perchè di ritornare nel loculo nemmeno a parlarne e oltretutto il vostro compagno non vi vuole, perchè dice che puzzate di merda) e sentire i gabbiani che stormiscono (a dirla tutta, cacciano dei gridi laceranti e fastidiosi, ma si sa...la poesia...). Potete guardare il cielo trasfigurare dal blu scuro delle ultime ore della notte, al grigio chiaro delle prime luci, per poi passare al rosa prima tenue e poi carico dell'alba vera e propria. Potete vedere la vita risvegliarsi (ossia qualcuno dei vostri compagni di viaggio che esce fuori e si gratta il sedere sbadigliando) e ascoltare in silenzio  il dolce rumore del mare...(se riuscite a sparare ai gabbiani, ovviamente).

E poi si salpa! Cazza la randa, orza, rotta 340° e alla via così...

(dal: "Diario di bordo di Capitan S@rk@stiko"...to be continued...)

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lunedì, 11 luglio 2005

 STORIA UNIVERSALE DEL SURGELATO
Un'opera monumentale su una delle più grandi conquiste dell'uomo
 
- PARTE TERZA: I Greci e l’impero romano -
 
 
TOMO PRIMO: GLI ANTICHI GRECI
 
Molti di voi conoscono scommetto, almeno di nome, i grandi commediografi della Grecia antica: Eschilo, Sofocle ed Euripide.
Pochissimi però ricordano i nomi di un altro grande terzetto di pensatori che diede lustro all’Attica del tempo che fu: Sifilide, Filossera e Khatetere.
 
L’epoca - lo sapete tutti - è quella dei primi anni del governo di Pericle, in cui Socrate cominciava appena a conoscere sé stesso e il giovane Epaminonda, cui piaceva avere discepoli giovanissimi, aveva smesso da poco di conoscere Socrate (Epaminonda, ci racconta Diogene Laerzio nella sua “vita dei filosofi”, era soprannominato “Oi Kulattonoi”, che vuol dire: “colui che ti prende da dietro”, probabilmente a causa dei suoi artifici dialettici).
Dappertutto i simboli della potenza e della saggezza dei greci crescevano come funghi. Templi, statue, ristoranti di pesce e negozi di magliette con la scritta “Hellas” punteggiavano i dolci declivi del paese, dalla Macedonia fin giù alla lontana Rodi, con il suo Colosso. L’ulivo cresceva rigoglioso, gli Dei scorrazzavano felici ingravidando donne e bevendo Ambrosia (il Chianti non era ancora stato inventato) e a Olimpia si celebravano i giochi panellenici ogni 4 anni. Insomma, a dirla tutta, si stava benone.
 
In questa specie di paradiso vivevano e studiavano i tre sophos (in greco: “saputelli”) di cui parla la nostra storia. Sifilide veniva dall’Eubea, Filossera era nativo di Delfi, il paese dell’oracolo, sospeso sopra il mare degli ulivi e Khatetere era nato a Kòlon, un paesino vicino a Mileto, nell’odierna Turchia.
Kòlon era detto dagli abitanti “geoprottos”, ossia: “buco di culo del mondo” e tra Delfi, con il suo Omphalos, l’ombelico del mondo, e il Geoprottos di Kolon, i riferimenti alle parti basse si sprecano e mi sembra la dicano lunga sull’ambiente culturale in cui nacquero i nostri.
 
Ben presto però, tutti e tre i giovani letterati si spostarono ad Atene, una tappa d’obbligo allora, nella vita di uno studente, un po’ come Bologna nel Medioevo, la Sorbone durante l’Illuminismo o l’Università di Trento durante il periodo delle BR.
Qui i tre fecero amicizia mentre erano discepoli di Krizia (il sofista, non lo stilista… più o meno inutile uguale, ma molto meno ricco) e ben presto presero ad andare in giro per osterie e a cantare canzonacce fino a notte tarda nelle dolci serate estive del Peloponneso. .
Il risultato immediato di tale condotta fu che per poco il dotto Sifilide, che era il più stonato di tutti, non venne ostracizzato a furor di popolo dopo una sera di sbornia particolarmente feroce. E’ ancora Diogene Laerzio nella sua “Vita dei Filosofi” che riporta ciò che disse l’eubeo quando gli portarono la notizia che gli “ostrakon”, i cocci        con il suo nome scritto sopra, si andavano accumulando presso il tempio di Zeus. Secondo Diogene, egli guardò il latore della notizia con occhi vacui e disse: “Ma che ce fregaaaa, ma che ce importaaaa, se gl’ateniesi ci buttan fora dalla portaaaaa! HIC!” e poi si mise a dormire (secondo altri la traduzione giusta sarebbe: “cadde a terra svenuto”) là dove si trovava, in piena agorà.
Sempre secondo Laerzio fu proprio durante questa “estasi mistica” che il giovane ebbe la prima intuizione di quella che più tardi sarebbe divenuta la “Teoria di Findus” o “Parabola del pollo alla diavola con patate”.
Come i più dotti tra voi sapranno, la teoria suonava più o meno così:
Ci sono alcuni uomini incatenati dentro una caverna fin dalla nascita. Davanti all'imboccatura        della caverna c'è un velo e gli uomini prigionieri all'interno possono vedere soltanto le ombre che si proiettano sul velo. Un giorno uno degli uomini, di nome Findus Surgelatos, viene liberato e esce dalla caverna. Qui si accorge che le cose che vedeva da dentro la caverna non erano che le ombre della realtà. Allora si deprime moltissimo per tutto il tempo che ha perso, soprattutto dopo aver visto la giovane Straphika, una etèra di eccezionale bellezza usa a portare minigonne spettacolari, e per consolarsi si reca in una trattoria a mangiare una delle specialità della Grecia Antica: “Il pollo alla diavola con patate”. E si sbronza con la migliore Retsina della casa. Poi va dalla giovane etèra e la apre in due come una mela”.
Ora: ad alcuni di voi tra i meno dotti sfuggirà il senso profondo della storia. A questi sia di consolazione sapere che
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lunedì, 30 maggio 2005

REMOTE VIEWING
Vedo, prevedo, stravedo!

Prendo spunto dal blog di Cristian Contini sul tizio che nel 1970 avrebbe scritto un giallo dal titolo Il dilemma di Benedetto XVI, per fare alcune considerazioni sul Remote Viewing, una tecnica "Scientifica" che sarebbe utilizzabile da tutti (sul sito che cita Contini, alla fine del post, è disponibile un audio-corso di 18 ore per imparare come si fa) per prevedere il futuro. Nel caso voleste intraprendere il corso, suggerisco alcune interessanti applicazioni delle tecniche di Remote Viewing:

1) Me la darà? Non me la darà? Focalizzi come target una fanciulla su cui hai delle mire e nel caso tu riesca a sapere, in anticipo, che non te la darà (Che cosa? Ovviamente sto parlando della ricetta per le bistecche alla milanese...) risparmi i soldi per la cena e la fanculi preventivamente! Ti rimarrà sempre il dubbio che il futuro sia un concetto mobile e influenzabile, quindi se tu non avessi fatto remote Viewing, non avessi stabilito che non te la dava e quindi l'avessi invitata a cena, magari te l'avrebbe data (la ricetta, sempre), ma vuoi mettere il risparmio? In alternativa puoi non fidarti di quello che hai visto e invitarla a cena lo stesso, tornando ovviamente a casa con un 2 di picche... Ah, il futuro!

2) Il cliente firmerà o non firmerà? Se visualizzi in remoto che non firmerà, non ti sbatti a scrivere il preventivo. E lui non lo firma. E a te rimarrà il dubbio che, se glielo avessi scritto e presentato... vedi punto 1)

3) Dove vado in vacanza quest'anno? Et voilà! Remote Viewing e lo scopri! Se poi scopri che il posto dove andrai non ti piace, niente vacanza. In questo caso: a) Scopri che sei (sarai?) uno scemo, perchè hai (avresti?) prenotato in un posto che non ti piaceva (piacerà?) b) Scopri che lo stesso risultato (scoprire dove andrai in vacanza tra 4 mesi) avresti potuto ottenerlo con un salto all'agenzia di viaggi sotto casa, prenotando in anticipo, spendendo meno e pagando a rate. Invece, sicuro che tanto andrai lì dove hai visto che andrai, e che troverai posto, prenoterai all'ultimo momento, pagherai una sopratassa per le prenotazioni last minute, viaggerai in classe business perchè è l'unico posto rimasto  e spenderai un sacco di soldi! Risultato: sei scemo! Almeno una certezza con il remote Viewing l'hai acquisita: "sei scemo" in entrambi i casi! Ma questo avrebbero potuto dirtelo gli amici (e l'agente di viaggi sotto casa) senza neanche fare le 18 ore di corso di Remote Viewing!

4) Lui/lei mi tradirà con Lei/lui? Facile! Remote Viewing e quando Lui/Lei torna a casa, tu gli spacchi la faccia e lui/Lei non saprà nemmeno perchè! Poi Lui/Lei ti denunciano per "violenze private" e tu finisci in galera (vallo a spiegare al magistrato che l'hai massacrato/a di botte perchè hai avuto una premonizione!). Risultato: sei scemo/a. E anche cornuta/o, perchè lui/lei ti tradiranno mentre stai dentro.

5) Cosa mangerò stasera? Facile! Niente. Perchè: a) Lei non me l'ha data, 'sta ricetta per la bistecca alla milanese; b) Anzichè andare a fare la spesa sono rimasto qui a scrivere stronzate sul remote Viewing!

Ma porc...

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